RACCONTI DI VIAGGIO

KENYA

MOSAICO D'AFRICA

A cura di Franco CappellarI

Il Kenya è un paese straordinario, un incanto per gli occhi e per il cuore, dove la natura è padrona e la gente cordiale ed accogliente.

Ogni volta che torno in Kenya provo la stessa impazienza. Atterro a Nairobi stanco per il viaggio, ma appena esco dall’aeroporto la voglia di riposare passa in secondo piano. Mi aspettano giorni di fotografia e paesaggi che conosco già, almeno in parte, e che so capaci di sorprendermi ancora.
L’albergo è nei pressi del campus universitario. Qui incontro Muriuki Murithi, il nostro capo spedizione. Ripassiamo insieme l’itinerario e gli ultimi dettagli pratici, poi controllo l’attrezzatura fotografica. Prima di un viaggio come questo ho sempre la sensazione di dimenticare qualcosa: una batteria, una scheda, l’obiettivo che mi servirà proprio quando non potrò cambiare posizione. Alla fine chiudo la borsa e provo a dormire.

Naivasha, un’aquila pescatrice che ha appena catturato la sua preda

Verso il MAsai Reserve

La mattina seguente raggiungo il Nairobi National Park. È alle porte della capitale e offre una scena che continua a sembrarmi improbabile anche mentre la fotografo: gli animali si muovono nella savana e, dietro di loro, si alzano i palazzi di Nairobi. Cerco l’inquadratura che tenga insieme i due mondi. Aspetto che l’animale entri nello spazio giusto, poi scatto prima che cambi direzione.

Nel pomeriggio partiamo dal Wilson Airport su un piccolo Cessna diretto al Masai Mara. Dall’alto seguo con gli occhi le strade e i quartieri della città; più avanti, verso il lago Naivasha, il cielo comincia a cambiare. Arriva una perturbazione e il pilota modifica la rotta. L’aereo sobbalza per un tratto, abbastanza da farci guardare fuori con maggiore attenzione. Poi raggiungiamo la pista in terra battuta all’interno della riserva.

Ad aspettarci c’è Joseph, la guida che ci accompagnerà nei giorni successivi. Non siamo ancora arrivati al lodge quando compaiono i primi animali: un gruppo di gnu, gli aironi bianchi tutt’intorno e, poco dopo, le gazzelle. Vorrei fermarmi subito a fotografare ogni cosa. Joseph conosce questi luoghi e sa quando vale la pena aspettare: nei safari la sua esperienza diventerà preziosa quanto la mia attrezzatura.

Mongolfiera sulla savana Lake Nakuru National Park fotografato dall'alto

La sera, grazie a Muriuki, cominciamo a imparare qualche parola in swahili. Ripetiamo jambo, asante sana, hakuna matata, provando a ricordarle senza confonderci. Più tardi, nella tenda, ascolto i suoni della notte. In lontananza si sentono anche le iene. Tengo l’attrezzatura pronta accanto a me: partiremo prima dell’alba.

Alle cinque siamo già in piedi. Joseph avvista un leone e due leonesse che hanno appena terminato la caccia. Impugno la fotocamera e riesco a fare alcuni scatti prima che si allontanino nell’erba alta. È un incontro breve, come spesso accade con gli animali selvatici. Non c’è il tempo di scegliere uno sfondo migliore o di aspettare che si voltino verso di me. Posso soltanto essere pronto nel momento in cui compaiono.

Nei giorni successivi fotografo elefanti, bufali, rinoceronti e molti altri animali del Mara. Ogni uscita comincia con la speranza di un incontro, ma raramente va come l’avevo immaginata. La luce cambia, gli animali si spostano, Joseph nota qualcosa che a me era sfuggito. Quando rientriamo al lodge la sera, riguardiamo gli scatti e ripercorriamo la giornata. Poi il generatore si spegne e resta il buio della savana.

Kenya, Elefanti. Foto di Franco Cappellari

Una mattina ci alziamo ancora prima: ci aspetta il volo in mongolfiera. Decolliamo con le prime luci e vedo la pianura aprirsi sotto di noi. Il sole comincia a raggiungere l’erba e a disegnare ombre lunghe sul terreno. Fotografo dall’alto, cercando di mostrare quanto spazio ci sia tra un gruppo di animali e l’altro. Per qualche istante abbasso la macchina. Voglio ricordare anche la sensazione di avanzare lentamente sopra il Mara, nel silenzio del mattino.

Prima di lasciare la zona, Joseph e Muriuki ci accompagnano nel villaggio di Wanga. Alcuni anziani ci accolgono, mentre i bambini ci osservano da lontano. Vedo le shuka colorate, gli ornamenti di perline e i piccoli gesti con cui le persone continuano le proprie attività mentre noi siamo lì. Dopo un po’ i bambini si avvicinano. Scatto qualche ritratto e mostro loro le immagini sul monitor della fotocamera: si riconoscono, sorridono e chiamano gli altri a guardare. Conosciamo anche un anziano del villaggio e ascoltiamo ciò che vuole raccontarci. Avrei voluto restare più a lungo, ma dobbiamo metterci in viaggio verso il lago Naivasha.

A Naivasha la mia attenzione torna soprattutto agli uccelli. Lungo il lago osservo pellicani, cormorani e aquile pescatrici africane; nell’acqua ci sono gli ippopotami. Una delle fotografie a cui sono più legato nasce qui: un’aquila pescatrice che ha appena catturato la sua preda. Sono quei momenti in cui seguo il soggetto nell’inquadratura quasi senza pensare, concentrato soltanto sul movimento e sul tempo dello scatto.

Leone sdraiato sull'erba Gruppo di leonesse in osservazione

L’Africa più bella
dall’elicottero

Proseguiamo verso il Lake Nakuru National Park. Dalle rive fotografo i fenicotteri, ma continuo ad avere l’impressione che nelle immagini manchi qualcosa. Da terra riesco a isolare un gruppo o un riflesso; vorrei mostrare anche la dimensione del lago e la distribuzione degli uccelli sulle sue acque. Ne parlo con Muriuki, che si mette in contatto con il comandante Kinyanjui. Poco dopo arriva un elicottero del Kenya Wildlife Service.

Kinyanjui ci racconta di essere sopravvissuto a un incidente aereo e di aver trascorso diversi giorni disperso nella savana. Lo ascolto mentre ci prepariamo al volo. Poi saliamo a bordo e il lago comincia ad allontanarsi sotto di noi.

Dall’elicottero ritrovo finalmente l’immagine che cercavo a Nakuru. Cambiano le proporzioni: le rive tracciano il contorno dell’acqua e i fenicotteri diventano parte di un disegno molto più vasto. Il volo prosegue sopra la Rift Valley, il lago Baringo e il Bogoria. Guardo attraverso il finestrino, fotografo, torno a guardare. Arriviamo a vedere anche il lago Vittoria prima di fare rotta verso Nairobi. È una giornata che ricordo ancora per la quantità di paesaggi attraversati e per la libertà di osservarli dall’alto.

Albero solitario nella savana africana
Mandria di gnu e zebre

Atterriamo al Wilson Airport nel pomeriggio. Ringrazio Kinyanjui e rientro in città con Muriuki. Nairobi mi appare diversa da quando siamo partiti: la ritrovo dopo i giorni trascorsi nella savana, con le schede piene di fotografie e la testa ancora occupata dalle immagini del volo. Prima di concludere il viaggio raggiungiamo il Kenyatta International Convention Centre. Guardo la città dall’alto un’ultima volta.

È da Nairobi che tutto era cominciato, ma adesso, mentre la fotografo, porto con me anche il Mara e i laghi della Rift Valley.